Dopo Paolo Rossi ed i Motel Connection, la XIIIa edizione di Onda Mediterranea prosegue con successo Sabato 24 luglio alle 21.30 presso il Parco Fluviale De Andrè a Pontassieve con il sound irresistibile e sperimentale di Gabin Dabirè, nel nuovo progetto “AnniVersery ’55 Project” che lo vede sul palco con Guido Sodo (voce, chitarre, oud), Jackie Perkins (voce e chitarra), Guglielmo Pagnozzi (sax alto clarinetto) e Rashni Bhatt (tabla). Dall’etno al jazz, dal pop al rock, dalla musica tradizionale a quella sperimentale, la chitarra, la zanza, i cimbali, e soprattutto la voce particolare, dolce e suadente di Gabin Dabirè ci riportano nelle profondità di un archetipo atavico e transculturale, risvegliando l’idea di un’Africa nera variamente connotata nell’immaginario di ognuno. Il Festival si chiude domenica 25 luglio sempre presso il Parco Fluviale con la splendida intesa del duo italo-carioca composto dal trombettista Fabrizio Bosso e dal chitarrista Irio De Paula, seguito dalla Sound Orchestra diretta da Franco Baggiani. (INGRESSO LIBERO; www.eventimusicpool.it)
Gabin Dabiré viene dall’Alto Volta, oggi Burkina Faso, paese poverissimo e al tempo stesso culla di cultura dell’Africa Occidentale, dove è nato nel 1955 da una famiglia di etnia Dagarì, a Bobo-Dioulasso. La passione per la musica lo rapisce giovanissimo: si fabbrica a mano una chitarra a due corde e si esibisce come batterista con orchestre professionali. Con il suo gruppo, THE BLACK BOYS, tiene concerti già nei primi anni ’70, contribuendo anche alla scoperta ed alla diffusione nel suo paese della musica jazz, rock e pop, e di Jimi Hendrix in particolare. Ventenne, vincitore di una borsa di studio, giunge in Danimarca, dove entra in contatto con la musica sperimentale europea e con la musica orientale, classica e contemporanea. Il primo concerto in Italia è nel 1976, a Milano, dove a chiudere lo storico festival del Parco Lambro si esibisce con la formazione PIANO AFRICA, percussioni e voci, riscuotendo un immediato successo. Segue un triennio in India, tra il ’77 ed il ’79, con grandi maestri di sitar, di sarod e di tablas, con i quali ha modo di raffinare l’istintiva e connaturata musicalità, approfondendo lo studio delle percussioni asiatiche, dei cordofoni, del canto e della composizione, ma anche delle religioni tradizionali. Stabilitosi nel frattempo a Milano, coniuga il suo amore per la musica con l’impegno per la diffusione della cultura, dando vita ad alcune importanti manifestazioni che ancora oggi, a Milano come a Bari, parlano d’Africa, promuovendo in particolare momenti di incontro tra gli ambienti della cultura europea ed africana. Dal 1987 vive in Toscana, dove la sua musica, tra genio creativo e raffinatezza poetica, ha continuato a svilupparsi sia in più personali lavori di ricerca inerenti le tradizioni africane (meravigliosamente miscellate alle sue esperienze e reminiscenze di vita e di viaggio) sia in preziose collaborazioni con musicisti di vari stili e tradizioni. La discografia e la presenza sui palchi italiani ed europei nell’ultimo decennio si connotano ancor più marcatamente nella dimensione dell’incontro e della collaborazione, del proficuo scambio tra culture e tradizioni diverse, mai puramente sommatorio ma sempre reciprocamente incrementale. |